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La gatta morta


Un viaggio avvincente attraverso la vita e l'arte dello scultore e pittore veneziano Antonio Ruffini, autore, tra l'altro del Leone d'oro, scultura simbolo della Mostra del Cinema di Venezia, e della statua di Totò a Napoli. Più che una biografia è un vero e proprio romanzo, avvincente e travolgente, il racconto "La gatta morta" (edizioni Paparo, Napoli) di Pietro Loffredo, artista napoletano che ha voluto rendere omaggio all'amico a pochi anni dalla sua scomparsa. Il libro sarà presentato venerdì 18 novembre, ore 20, al Punto Einaudi di Salerno. Ne parleranno con l'autore la giornalista del Mattino di Napoli Erminia Pellecchia, e Francesco Napoli, Psicoterapeuta e segretario Arci Gay di Salerno.

Antonio Ruffini è stato un artista poco valorizzato, omosessuale dichiarato, spirito libero. All'apparenza banale, in realtà è un Vesuvio intorpidito: basta sollecitarlo perchè esploda da un momento all'altro. Nel libro le vicende artistiche si mescolano a storie intime. L'affiorare di celebrità e gente comune si dipana come un gioco di scatole cinesi. Tutto si fonde nel suo speciale modo di essere. Un giorno d'estate del 1982 conosce Pietro Loffredo, giovane pittore napoletano. E' la nascita di un'amicizia sincera, un'amicizia che riesce a svelare i tratti più nascosti del maestro veneziano: la sua arte, la sua voglia di vivere, la capacità di amare e rimanere sempre fedele a se stesso.

Edizioni Paparo